cessioni del quinto prestiti a protestati

Oggi non c’è alcun Istituto di Credito in Italia che concede prestiti personali e tanto meno mutui casa a clienti protestati, definiti dalle banche dati “cattivi pagatori”.L’etichetta di cattivo pagatore rappresenta una barriera insuperabile per qualsiasi società autorizzata a concedere credito sul nostro territorio.
Tra l’altro, già in sede di istruttoria preliminare ogni banca effettua un’interrogazione ai Sistemi di Informazione Creditizia, vere e proprie banche dati quali CRIF, Experian e SIC, dove ogni protesto viene registrato su base giornaliera. Non ci sono quindi possibilità di nascondere protesti e pregiudizievoli a Banche e Istituzioni finanziarie specializzate.
L’unica soluzione è la riabilitazione, ovvero sanare il debito che ha generato il protesto (emissione di assegni scoperti, cambiali non onorate, precedenti prestiti o mutui non rimborsati) e chiedere, solo dopo un anno dal rimborso, la cancellazione alle banche dati.
Nei 12 mesi successivi CRIF provvederà a verifica e cancellazione di eventi negativi registrati ma sanati, dopodiché sarà possibile ottenere un qualsiasi finanziamento secondo le normali procedure. L’iter di riabilitazione, previsto dalla legge n. 235/2000 , richiede quindi almeno due anni per l’ottenimento di un buon grado di affidabilità creditizia presso le banche dati e si articola come segue:
saldo dei debiti sospesi, inclusi gli interessi di mora e le spese legali conseguenti al protesto
predisposizione della domanda di riabilitazione presso la Camera di Commercio (entro 1 anno dal protesto) o presso il Tribunale di competenza (oltre 1 anno dal protesto)inoltro del certificato di riabilitazione alla Camera di Commercio, unitamente all'istanza di cancellazioneDopo la cancellazione DEL protesto è considerato come mai avvenuto,LEGGE 235/2000 ART, 17C/6BIS. Ripianare i propri debiti è quindi un passo indispensabile per accedere, dopo almeno 2 anni, ad un nuovo finanziamento.
In alternativa, pur dimenticandosi ogni possibilità di accendere un muto, senza sanare i vecchi debiti, un cliente protestato può accedere a nuovo credito, anche per importi significativi, tramite la cessione del quinto dello stipendio e il prestito delega.
La cessione del quinto, un alternativa quando non si possono cancellare i protesti.
Questi due strumenti di credito consentono di superare l’etichetta di cattivo pagatore in quanto basano il rimborso del debito sulla garanzia rappresentata dalla busta paga.
Attraverso la cessione del quinto dello stipendio o della pensione, il rimborso del debito avviene trattenendo alla fonte, sulla busta paga o sulla pensione, le rate mensili a rimborso del prestito. In sostanza, sono il datore di lavoro o l’ente pensionistico che assumendo la qualifica di debitore terzo ceduto verso l’istituto finanziario, pagano le rate mensili del debito trattenendo una quota mensile dello stipendio o della pensione.
Chiaramente, il soggetto protestato deve essere dipendente a tempo indeterminato o un pensionato INPS, INPDAP o MEF per avere accesso a questa forma di credito. In questi casi, sia il datore di lavoro, sia l’Ente di previdenza hanno l’obbligo di accettare la richiesta di cessione del quinto da parte di un loro dipendente o di un loro pensionato.
Questa forma di credito al consumo è accessibile anche ai cattivi pagatori in quanto la modalità di rimborso, tramite trattenute effettuate alla fonte, riduce a zero il rischio di insolvenza, tant’è che durante la fase di istruttoria non vengono effettuate interrogazioni ai sistemi di informazioni creditizie per verificare eventuali segnalazioni negative.
I prestiti ai protestati e cattivi pagatori, attraverso la cessione del quinto dello stipendio possono raggiungere importi considerevoli.
Un dipendente, anche protestato, con uno stipendio netto mensile di 1.500 euro al mese per 13 mensilità, impegnando per 10 anni un quinto del suo stipendio, può ricevere dall’istituto finanziario una somma fino a 25.000 euro, impiegabili per qualsiasi finalità.
Il prestito delega
Il prestito con delega di pagamento, utilizzando lo stesso meccanismo di rimborso del debito alla fonte, quindi sullo stipendio o sulla pensione, consente di impegnare a garanzia del rimborso due quinti della busta paga. E’ possibile richiedere prestiti la cui rata di cessione è pari a due quinti, ovvero il 40% dello stipendio netto.
Di conseguenza il dipendente protestato con uno stipendio netto mensile di 1.200 euro al mese può ricevere dall’istituto finanziario una prestito con delega di pagamento fino a 40.000 euro. Ma questi casi sono valutabili di volta in volta
e quindi rivolgersi a studi tributari o finanziari appare una soluzione più che indicata.

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